Nausea. Nausea è la sensazione che ho provato sabato mattina di fronte all’ennesima presa in giro ciclabile, che si sta concretizzando lungo via Palmiro Togliatti.
Toglietevi dalla mente quanto annunciato più volte su stampa e tv. Toglietevi dalla mente gli otto chilometri di percorso protetto da Ponte Mammolo (V Municipio) a Cinecittà (X Municipio).
Perché? Perché, tralasciando la lentezza nei lavori o i continui assurdi attraversamenti degli incroci mediante i semafori pedonali che il percorso realizzato nell’aiola centrale comporta, nel punto più pericoloso del percorso, nella rampa/cavalcavia ad una corsia che supera Via Collatina e la ferrovia Roma-Pescara (oltre alla TAV Roma-Napoli: a proposito dov’è finita la pista ciclabile che le ferrovie dovevano costruire come opera di compensazione?) non è prevista alcuna ciclabile (così come non c’è traccia del corridoio della mobilità per gli autobus)!
Semplicemente per chi proviene in bicicletta da Colli Aniene, la pista superata il sottopasso dell’autostrada Roma-L’Aquila si interrompe e torna indietro (come si può chiaramente vedere in foto). E se io devo raggiungere
Non solo mi toccherà mettermi in strada nel punto più pericoloso possibile, augurandomi di non essere travolto dalle auto in corsa, ma lo dovrò fare anche bici a spalla, visto che di raccordi con la strada non c’è traccia.
Un vero capolavoro! Che merita un consiglio. Da ciclista urbano (ed extraurbano) quale sono dico a chi ci amministra: Non fatele. Basta, per favore, piuttosto che simili prese in giro, non costruite più piste ciclabili nella nostra città. Se questo è il meglio che si può realizzare, bene, io ci rinuncio! Non ne abbiamo bisogno, meglio il nulla.
Sono sempre più senza parole!

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