A proposito degli ecoincentivi per l’acquisto di nuove bici, scrive Stefano Casini (WWF Lazio) a Roma pedala….
Lunedì 11 giugno è partita la nuova campagna di rottamazione promossa da Ministero dell’Ambiente e Ancma.
Pur non essendo riusciti a visionare i documenti ufficiali ma solo i comunicati stampa, in sostanza l’accordo prevede varie opzioni legate alla rottamazione di un ciclomotore immatricolato fino al 2001, con standard di emissioni pre-euro altrimenti detto euro zero, la cui omologazione è terminata il 16 giugno
Ipotesi 1. Rottamate il ciclomotore e non pagate nulla per la demolizione. Questo per diminuire il parco circolante, demotorizzare la nazione più motorizzata del pianeta, che è un argomento molto condivisibile. LUCE.
Ipotesi 2. Rottamate il ciclomotore e ottenete un buono sconto del 30% sul listino per l’acquisto di una bicicletta, fino ad un massimo di 250 euro. Non a pedalata assistita, proprio una bicicletta. E’ la prima volta in assoluto che si incentiva questo veicolo. LUCE. Però non si capisce bene come verrà erogato questo contributo, anche perché la bicicletta non è un bene mobile registrato e quindi potrebbe esserci qualcuno che specula, ma questo è forse inevitabile. Non è chiaro in ogni caso il tipo di bicicletta ammessa allo sconto: non sarebbe molto utile ai fini di dare un’alternativa al traffico urbano motorizzato dare soldi per comprare bici da corsa o mountain bike o BMX, usate a fini ludici o sportivi. Dovrebbero essere ammesse solo le bici in regola con il codice della strada, ma è molto facile rendere una delle summenzionate bici posticciamente in regola, per poi togliere subito dopo l’acquisto luci, catarifrangenti, campanello, etc. La city bike è una categoria non ben definibile; sarebbe opportuno, a partire dai listini ufficiali, creare un elenco delle bici idonee e ammettere il finanziamento solo per quelle. PUNTO DA CHIARIRE.
Ipotesi 3. Rottamate il ciclomotore e comprate una bici a pedalata assistita con lo sconto del 30% fino ad un massimo di 700 euro o un veicolo elettrico con lo sconto del 30% fino ad un massimo di 1000 euro. LUCE. Però la quota a disposizione esclusiva è di 1,5 milioni di euro sui 15 totali, il 10%. Lo stesso Ministero calcola che l’incentivo agevolerà poco più di 2000 moto elettriche. Un po’ pochino, considerando un parco due ruote a motore di 5 milioni e passa. E doppiamente illusorio, perché si sa che in assenza di rete di ricarica, la gente compra in maggioranza bici elettriche, che si stacca la batteria e si porta a casa. Quindi realisticamente sarà grasso che cola se in tutta Italia questi incentivi faranno comprare qualche centinaio di moto. OMBRA.
Ipotesi 4. Rottamate il ciclomotore e comprate un ciclomotore 2 tempi euro 2 con lo sconto dell’8%, fino ad un massimo di 150 euro. OMBRA. Il motore 2 tempi sta bene nei musei della scienza e della tecnica. A breve non sarà più possibile immatricolare veicoli con questo propulsore inquinantissimo, e tutte le innovazioni elettroniche e i catalizzatori ben presto smettono di funzionare o per usura o per manomissione, che è sistematica da parte dei rivenditori; gli standard dichiarati in sede di omologazione non sono perciò rappresentativi della realtà. Permettere di immatricolare nell’Anno del Signore 2007 dei mezzi con motore due tempi è anacronistico: incentivarli è quasi criminale. Sia pure solo dell’8% (ma in valore assoluto è quasi l’incentivo per le bici)
Ipotesi 5. Rottamate il ciclomotore e comprate un ciclomotore euro
Quindi NON HA SENSO continuare ad incentivare con soldi pubblici veicoli a due ruote che non siano a trazione elettrica, E’ FOLLE incentivare i due tempi, sarebbe ragionevole rifiutare prima o poi l’omologazione di moto a motore non elettrico; ma siamo liberali, facendo finta che non debbano essere presi provvedimenti seri e drastici contro il mutamento climatico per non disturbare i passatempi dei centauri amanti delle marmitte grosse. Tutto ciò serve solo ed esclusivamente per svuotare i magazzini delle case costruttrici italiane che non riescono a vendere più un ciclomotore perché il mercato è completamente stato spinto (da loro stessi, con vigorose campagne pubblicitarie) verso i pericolosi, ingombranti ed energivori maxiscooter. Oggi si premiano quelle case che pur avendo i prototipi di moto elettriche nei cassetti non li hanno mai sviluppati e messi in produzione, ma hanno condotto una battaglia di retroguardia per salvare il propulsore a due tempi tipico degli anni ’80 e ’90. Questa è una marchetta inquinante a Confindustria con soldi pubblici, altro che rivoluzione ecologica!
Punto Da CHIARIRE: sappiamo che 1,5 milioni di euro sono riservati agli incentivi per veicoli elettrici. E gli altri 13,5 (o meglio 13,3, dato che 200mila euro vanno al monitoraggio dell’operazione)? Sono in un unico calderone dove chi arriva prima prende i soldi e gli altri a bocca asciutta? Cioè possono essere usati, per fare esempi estremi di scelta massiccia verso una sola opzione:
- per rottamare quasi un milione di vecchi ciclomotori senza riacquisto (15 euro a ciclomotore)
- per acquistare circa cinquantamila biciclette
- per acquistare poco meno di novantamila ciclomotori a due tempi
- per acquistare poco più di quarantamila ciclomotori a quattro tempi o a due tempi a basso consumo di carburante .
Per semplicità si è assunto che l’incentivo fosse il massimo. Questo probabilmente non sarà vero, soprattutto per le biciclette. Ottime city bike costano sui 300 euro, quindi in media l’incentivo a bici sarà di 100-150 euro, portando il totale teorico a centomila bici, e forse anche le stime per i ciclomotori vanno arrotondate verso l’alto. In ogni caso secondo i dati snocciolati oggi dal ministero, il 66% di cinque miiloni e mezzo di motoveicoli fa circa tre milioni e mezzo. Si riesce a togliere dalle strade, nella migliore (quanto improbabile) ipotesi che quasi nessuno rottami per acquistare un veicolo nuovo, meno di un terzo degli euro zero circolanti. PUNTO DA CHIARIRE: ma tutti questi euro zero circolano davvero? Ragioniamo. Sono tutti, od in stragrande maggioranza, motori due tempi. Il più giovane di questi è stato venduto il 31 dicembre 2001, quasi sei anni fa, ed era un modello vecchio di due anni, essendo stato omologato al più tardi il 16 giugno 1999. Quindi fuori moda. Quindi non se li comprava nessuno, anche perché il terrorismo mediatico-politico dell’incubo dei blocchi al motorino ha prima messo in apnea il mercato all’indomani del varo del decreto benzene, poi orientato tutti sull’Euro 1 una volta capito che non sarebbe successo, come stava effettivamente quasi per succedere, che il centro storico di Roma venisse chiuso a tutti i motorini tranne che gli elettrici (cfr. Loredana De Petris: “ho un sogno: il centro di Roma solo con motorini elettrici”). Ergo, la gran parte di questi ciclomotori ha almeno 8 anni di vita. Decisamente vecchi. Un fighettino (e ce ne sono tanti) cambia scooter una volta ogni due anni seguendo la moda, una persona che non segue troppo la moda ma che lo usa intensamente ogni 5 anni in media, uno che non ha molti soldi, finché cammina. Ecco chiunque abbia una seppur lontana esperienza di motorini sa benissimo che un due tempi dopo trentamila km è da buttare. A volte anche meno. Ora, in otto anni: 30.000 diviso 8 fa poco più di 4000 km/anno. Vale a dire, poco più di 10 km/giorno. Una distanza ben inferiore all’autonomia del più scarso tra i ciclomotori elettrici in vendita. Oppure, più probabilmente, tali ciclomotori sono stati usati più intensamente nei primi anni e poi poco o per nulla. Anche perché non ha senso pagare assicurazioni esorbitanti per un mezzo dal motore inaffidabile e catarroso che non si usa mai... E’ verosimile che molti di questi paghino la tassa di proprietà ma non l’assicurazione perché di fatto non circolano. Sono in garage, in giardino, nel balcone di casa mezzi smontati, a prendere polvere. E non emettono un milligrammo di CO2. Sono potenziali rifiuti, prima o poi andranno smaltiti, ma la loro vita utile è chiaramente finita. Sono già fuori dalle strade. Questo quindi diventa un semplice incentivo all’acquisto di mezzi nuovi. Più o meno ecologici. Leggere il seguente post su un forum:
• Che figata, devo farmi la bici nuova entro settembre e 250 euro farebbero decisamente comodo allo scopo. Qualcuno di voi ha un vecchio 50 cc non radiato da darmi? Tanto non bisogna fare nemmeno il passaggio di proprietà con i 50 cc. :)
E questo è il minimo. Perché forse non serve nemmeno fare questo magheggio: raramente si controlla che effettivamente il concessionario dello scooter nuovo registri l’avvenuta rottamazione dello scooter vecchio; per ciò si fa qualche passaggio amministrativo-burocratico “creativo”. Ma pur senza immaginare tali procedure disinvolte, proprio il commento fa capire una cosa: la bici interessa a chi va in bici. E’ difficile immaginare uno scooterista fulminato sulla via di Damasco che rottama il suo catorcio e si converte alla bicicletta. Al massimo, è un trenta-quarantenne che “da giovane” andava col ciclomotore in questione, poi è passato al maxiscooter e alla macchina lasciando il ciclomotore in garage a prendere polvere, e sotto l’avanzare della pancetta e dei dolori muscolari dice: facciamo vedere (alla moglie, alla fidanzata, all’amante) che voglio rimettermi in forma...mi compro la bici! Oh, bello, c’è anche l’incentivo dello Stato! Compra la bici, forse rottama il ciclomotore (“Dottò, lasci perdere, è tutto a posto con le carte...”), ci fa qualche giro la domenica e poi mette la bici a prendere polvere in garage accanto al ciclomotore grazie alla (non) rottamazione del quale ha ottenuto lo sconto.
Realisticamente dovremo aspettarci che,dati gli esigui finanziamenti, pur essendo il mercato dei ciclomotori prossimo allo zero, una grossa fetta dei tredici milioni vada all’acquisto di ciclomotori a scoppio, e la maggior parte due tempi; essendo usati solo da ragazzini dai 14 ai 16 anni, il quattro tempi che ha meno accelerazione non lo vogliono. Si rottamerà il vecchio scooter di papà o mamma che sta in garage con le ruote bucate.
Conclusioni e proposte
Gli incentivi per i motori a scoppio andavano evitati. O quantomeno limitati: non più del 10%. E garantita una somma minima anche alle biciclette. Tipo 20% minimo elettrici, 20% minimo biciclette, 10% massimo motori a scoppio, il resto alla rottamazione semplice. E l’incentivo massimo alle biciclette andava limitato. Va bene il 30%, ma era meglio inserire un tetto di 150 euro. Andare in giro in città quotidianamente con una bici da più di 500 euro è oggettivamente pericoloso. Come lo è, per altri motivi, andarsene in giro con una da meno di 100 euro. Quindi doveva essere previsto anche un minimo di 50 euro. Sarebbero stati disponibili fondi per più persone e si sarebbe limitato il rischio di finanziare bici da sfoggio per la domenica, più che bici da città per la mobilità sostenibile di tutti i giorni. Poi, chi vuole una bici più costosa può farlo; l’incentivo si ferma a 150 euro.Ma per chi compra queste viene il dubbio che non si compravano la bici perché non avevano i soldi per farlo.
Un analogo fondo andava fatto per finanziare una rete di ricarica elettrica nazionale.

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